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Domande ingenue

Del confronto, del contrasto e della possibilità di coabitazione tra religione e scienza trattano da secoli persone infinitamente più dotte e intelligenti di me e io non posso aggiungere, né mai mi avventurerei a farlo, assolutamente niente. Mi limito a dire che uno scienziato si renderebbe semplicemente ridicolo se volesse pesare e misurare come è strumento della scienza i dogmi religiosi e altrettanto ridicoli sono i teologi che saltellano giulivi quanto i virus della signora Lorenzin in ciò che riguarda solo la scienza.

Sabato scorso alla chiesa Santissima Annunziata di Parma, su invito dell’amico Cristiano Lugli di Renovatio 21, sono intervenuto ad un incontro organizzato dall’associazione Luce di Cristo sulla vexata quaestio dei vaccini visti con l’occhio del religioso.

Forse è inutile dire che il tutto s’imperniava sul tema dei feti abortiti volontariamente e usati per la produzione di vaccini.

Come già ho sottolineato più volte, io non faccio più conferenze e questo per evitare di subire le umiliazioni di chi affolla la sala e che, quando non si allontana distrattamente perché “ha dimenticato il borsellino”, lascia un’elemosina, elemosina di cui a me, lo chiarisco per l’ennesima volta, non arriva nulla ma che è destinata in toto all’acquisto e al mantenimento del microscopio che serve proprio a soddisfare esigenze, curiosità e capricci (sì, a volte capricci) di coloro che vengono ad ascoltarmi e che poi mi subissano di messaggi con le loro domande. Dunque, nessuna conferenza a Parma ma solo un incontro sollecitato da un amico.

Ciò che ho detto nell’occasione era nient’altro che l’oggettività terra terra di chi da quasi mezzo secolo fa ricerca e a quella oggettività, da semplice uomo della strada, ho aggiunto qualche osservazione e qualche forse ingenua domanda sul tema del pomeriggio.

Che per fare i vaccini si usino linee cellulari derivate da feti umani abortiti volontariamente è fatto noto. Chi ne ha voglia legga le schede tecniche di almeno una trentina di tipi diversi di vaccini e ne avrà testimonianza da parte degli stessi produttori. All’uopo, per i rifornimenti, esiste un’organizzazione chiamata Planned Parenthood e ne esiste un’altra con tanto di tariffe per la merce, vale a dire i feti, chiamata Advanced Bioscience Resources. C’è chi, non potendo negare l’evidenza, si rende grottescamente ridicolo affermando che si tratta di feti risalenti a decenni fa e, dunque, l’aborto come peccato mortale è passato in prescrizione. Prescindendo dalla mortificante comicità della tesi, una tesi che manderebbe assolti i signori della shoah, si sappia che il business dei feti continua indisturbato sia per rinnovare le linee cellulari (che non sono affatto eterne) sia per costituirne di nuove sia perché sempre ulteriori laboratori concorrenti si aggiungono comprensibilmente ingolositi dalla redditività dell’investimento sui vaccini.

Questi sono fatti incontestabili. Poi si entra nell’opinione, in questo caso costituita dai dettati religiosi.

Senza pretendere alcuna competenza e solo da persona comune, io mi chiedo quale sia l’atteggiamento che dovrebbe appartenere alla Chiesa cattolica a fronte di quello che, stando a ciò che afferma, è il più grave dei peccati mortali, cioè l’aborto. Per evitare equivoci, i feti usati per fabbricare vaccini devono essere necessariamente sani e, dunque, non possono essere quelli abortiti a seguito di qualche problema sanitario. È per questo che esistono donne che abortiscono a pagamento e, di solito, lo fanno un paio di volte l’anno come mi è stato più volte confermato da medici statunitensi e come non può sorprendere, se non altro constatando l’esistenza di aziende dedite alla raccolta dei feti.

Sempre con tutta la modestia dell’ignorante quale sono, mi chiedo come mai la Chiesa Cattolica Romana, specie ma non solo ai suoi vertici, taccia e non gradisca che si faccia notare come l’aborto volontario sia l’oggetto del canone 1398 del Codice di Diritto Canonico (“Chi procura l’aborto ottenendo l’effetto incorre nella scomunica latae sententiae.”) Solo per informazione a beneficio dei distratti, la scomunica latae sententiae è la pena più grave irrogata dalla Chiesa e scatta automaticamente per aver semplicemente commesso il fatto. A questo punto, a parere di un laico che ragiona, certo rozzamente, in base alla logica e non a ciò che alla logica è superiore, le autorità che tacciono o, peggio, ostacolano addirittura l’informazione, sono tutte automaticamente scomunicate. Come disse Giovanni Paolo II, se sbaglio mi corrigerete.

Però, mal comune, mezzo gaudio. Per gli ebrei (es. Levitico) il maiale è animale impuro che non può entrare nell’organismo umano. Più severi ancora sono i musulmani (sura 5, Al Ma’ida). E, allora, sempre con la mia infantile ingenuità, non posso non chiedermi come mai rabbini e imam facciano finta di niente non potendo ignorare che la pelle di maiale bollita e trasformata in gelatina è correntemente usata come sostanza stabilizzatrice nei vaccini.

In modo molto più terreno, mi chiedo come possano vegetariani e vegani vaccinarsi quando i vaccini sono pieni di sostanze ricavate dagli animali, maiali, scimmie o conigli che siano, sacrificati per l’occasione. Non so se i tessuti umani, anch’essi sacrificati per una più che giusta causa (ucciderne uno per salvarne cento), rientrino in ciò che è da evitare.

La sola risposta che mi posso dare confrontandomi con queste che a me paiono non solo assurdità ma vere e proprie prese in giro, è che il denaro può comprare le coscienze individuali e collettive, su fino alle religioni.

Naturalmente, da uomo di mondo, non mi stupirò delle scalate più audaci su pareti a specchio di sesto grado superiore che tranquillizzeranno il popolo assicurando comunque il passaporto per il paradiso. Per i vegetariani e i vegani, forse anche per la signora Brambilla che tanta pena si dà per i barboncini e un po’ meno per salmonidi e crostacei (Sotra Cost International), basterà molto meno.

28 gennaio 2019
Stefano Montanari
Credits

db/domande_ingenue.txt · Ultima modifica: 13/04/2019 16:04 (modifica esterna)