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Fukushima: l'atroce sospetto

L’11 marzo 2011 si produsse a Fukushima il più grande disastro nucleare mai avvenuto in una centrale civile; i nuclei fusi dei reattori mai veramente raffreddati in modo definitivo, i fiumi d’acqua di raffreddamento a mare, i danni alla vita umana e marina incalcolati, e ancora in corso.

Per di più, dal 2011 un noto giornalista Yoichi Shimatsu, ex direttore del Japan Times Weekly, sostiene che la centrale aveva al suo interno non uranio 235 per la produzione di energia elettrica, bensì plutonio – di testate militari americane, segretamente ricevute dagli Usa su istruzioni di Dick Cheney, l’allora vicepresidente; che questo uranio e plutonio da armamento ad alta concentrazione fu esposto all’aria dopo che l’onda dello tsunami colpì il reattore; e che, infine, l’intelligence israeliana sabotò gli apparati di raffreddamento del reattore con il virus Stuxnet, per vendetta date le posizioni filo-palestinesi del governo nipponico, o (come vedremo) perché sospettava che il Giappone aiutasse l’Iran ad arricchire il materiale radioattivo a livello militare.

Ovviamente una storia simile è di quelle che sembrano dimostrare come il cospirazionismo sconfini nel delirio paranoide. Il giornalista non ha dalla sua che la sua buona reputazione. Ma come vedremo, non mancano indizi a sostegno del delirio.

Esponiamo prima i fatti (ancorché incredibili) secondo Yoichi Shimatsu, e poi gli indizi. Perché mai la centrale di Fukushima albergava testate nucleari Usa? Sarebbe stata un’idea di Cheney: armare il Giappone clandestinamente di atomiche in funzione anti-cinese. Nel 2007, nuclei di testate atomiche sarebbero stati prelevati dalla Plantex Plant, la segretissima e gigantesca (65 chilometri quadrati) “fabbrica” presso Amarillo, Texas, di assemblaggio, disassemblaggio e immagazzinamento “con sicurezza e per mantenere in efficienza” le testate atomiche nazionali, che dipende dal Dipartimento dell’Energia.

La Plantex Plant di Amarillo (Texas), dove si conservano e ricondizionano le testate nucleari

Il trasporto sarebbe stato affidato agli israeliani, che dispongono dei mezzi navali adatti; il primo ministro Ehud Olmert, dice il giornalista, era connivente al piano. Gli israeliani prelevarono i materiali al porto di Houston; si tennero alcune testate (con il beneplacito di Cheney), le più moderne, mentre quelle obsolete le consegnarono ai giapponesi per l’ulteriore arricchimento, perché il materiale fissile col tempo decade.

Il giornalista afferma che “20 minuti prima del collasso nucleare della centrale di Fukushima, Israele era così irritato per il sostegno di Tokio ad una dichiarazione dei palestinesi che scatenò il virus Stuxnet nei computer della centrale. Il virus ha ostacolato l’arresto (della fissione in corso) con il crollo della sezione dove stava il plutonio delle testate del 2007”. Si aggiunga che la tragedia fu causata da un terremoto e conseguente tsunami: il che non fa mancare cospirazionisti che accusano Sion di aver provocato il sisma con una loro arma segreta (Wired).

Una ipotesi a cui non siamo in grado di dare un contributo. Stiamo ai fatti a noi noti.

Ci sono informazioni indipendenti che corroborino l’accusa del nipponico? Ci sono.

Nel 2009, ossia due anni dopo che le testate sarebbero state mandate da Cheney in Giappone, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), ossia l’ente dell’ONU che sorveglia la non-proliferazione, ha diramato “l’auspicio” che Tokio “non abbandonasse la sua politica anti-nucleare”. Come si sa, come paese-vittima della prima strage atomica, il Giappone si pone ufficialmente come primo campione mondiale del disarmo nucleare. La “speranza” della AIEA non avrebbe avuto alcun motivo di essere espressa, se l’ente ONU non sapesse qualcosa che non poteva dire apertamente su una violazione del pacifismo nucleare nipponico. Era un velato avvertimento.

C’è di più. C’è un articolo di The New American che, un anno prima del disastro di Fukushima, titola:

Mercoledì 24 febbraio 2010

Il Giappone si offre di arricchire l’uranio per l’Iran

“Sulla base di un lancio del 24 febbraio del Nikkei Business Daily, l’agenzia AFP riferisce che il Giappone ha offerto di arricchire l’uranio per l’Iran per consentirgli di avere accesso al nucleare, per alleviare i timori internazionali che la nazione islamica potesse provare a costruire armi atomiche”.

Notate la data: 2010. Siamo nel pieno della frenetica campagna mondiale della lobby ebraica per negare e impedire la capacità iraniana di arricchire l’uranio nelle sue centrali – con la scusa che il regime di Teheran si farà l’arma atomica. Una volontà che gli ayatollah hanno smentito, pur restando fermissimi sul loro diritto di arricchire l’uranio fino al 20 per cento. Russia e Francia si sono offerti di arricchire in proprio l’uranio iraniano. Teheran esita. Invece l’offerta giapponese – del campione mondiale del disarmo nucleare – la convince.

Dal New American apprendiamo che a dicembre, “il principale negoziatore nucleare iraniano, Said Jalili, ha visitato Tokyo”, e “la questione dovrebbe essere discussa a Tokyo dal presidente del parlamento iraniano Ali Larijani e dal ministro degli esteri giapponese Katsuya Okada”. Insomma le trattative sono molto avanzate, anzi prossime alla conclusione. Larijani è a Tokio. “Un portavoce del ministero degli Esteri giapponese ha detto durante il suo incontro con Larijani: “Il Giappone spera fortemente che la questione nucleare dell’Iran venga risolta pacificamente e diplomaticamente… e che l’Iran consideri seriamente una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. L’uranio sarebbe arricchito in Giappone per produrre isotopi medici”, fino al 20% – l’arricchimento a scopi militari deve essere del 90.

Si aggiunge che “l’offerta del Giappone “è vista come un compromesso che permetterà all’Iran di avere il livello di arricchimento di cui avrà bisogno per tali scopi [produzione di isotopi medici] e dissipare le paure occidentali e soprattutto israeliane di un Iran nucleare“.

Abbiamo qui un motivo più serio di una dichiarazione di Tokio a favore dei palestinesi, per scatenare l’atroce volontà di vendetta israeliana: il governo nipponico ha aperto la breccia nel ferreo muro “occidentale” anti-Iran che la lobby era riuscita ad imporre sul piano globale. Tokio distrugge la narrativa ebraica della pericolosità assoluta del regime che in quanto “fondamentalista” islamico è pazzo, irrazionale e pronto a colpi di testa atomici, perché “se il Giappone, che ha sofferto più delle armi nucleari di qualsiasi altra nazione sulla Terra, non è minacciato dalla prospettiva di fornire all’Iran l’uranio arricchito, perché dovrebbero essere gli Stati Uniti?”

In più, Israele sa delle testate atomiche vecchie in via di arricchimento dentro Fukushima. Già, ma questo lo dice il giornalista nipponico, senza prove.

Invece no: c’è la prova che Dick Cheney, nel 2007, ha trafficato pericolosamente con testate nucleari, per oscuri ma estremamente allarmanti motivi che il benemerito sito Globalrearch (del professor Michel Chossudovsky) ha ricostruito così:

“Tra 29 e il 30 agosto 2007, diverse bombe atomiche sono state “smarrite” per diverse ore, in uno strano “viaggio attraverso gli interi Stati Uniti”: di un bombardiere strategico B-52, che decolla dalla Base USAF di Minot nel Nord Dakota, con sotto le ali sei testate nucleari W80-1 armate su missili da crociera avanzati AGM-129 (ACM), ed atterra diverse ore dopo alla Base USAF di Barskdale in Louisiana.

Il volo del B-52 armato

Era solo uno scalo: il bombardiere avrebbe dovuto decollare in seguito: verso dove, non si sa. Fatto sta che “secondo i rapporti ufficiali, i piloti dell’Aeronautica Militare americana non sapevano che trasportavano armi di distruzione di massa, per di più innescate”. Tanto che dopo l’atterraggio in Louisiana, hanno anche lasciato le armi nucleari non garantite sulla pista per diverse ore. Fino a quando i responsabili della base della Louisiana non se ne sono accorti, e dato il massimo allarme: si era di fronte ad una violazione enorme e deliberata di tutte le procedure relative al carico, armamento e trasporto delle testate atomiche.

Deliberata, perché, “come dichiarato da Robert Stormer, ex tenente della Marina militare USA, “nessuno sposta rapidamente un missile da crociera da 1 tonnellata, men che meno sei. Nessuno li carica, senza ordini precisi dalla regolare catena di comando, con testate atomiche – per di più armandole pronte all’uso.

Un B-52 nella base di Barksdale, durante un airshow

Sono richieste due squadre di specialisti di munizioni armate per lavorare congiuntamente con tutte le armi nucleari. Tutti gli individui che lavorano con armi nucleari devono soddisfare standard di sicurezza molto rigorosi ed essere sottoposti a test di lealtà o ne dimentica sei, come riportato da alcuni notiziari, in particolare i missili da crociera carichi di esplosivi ad alta intensità?”.

“Gli Stati Uniti inoltre non trasportano armi nucleari destinate all’eliminazione attaccate ai loro veicoli di lancio sotto le ali di un aereo da combattimento. La procedura consiste nel separare la testata dal missile, racchiudere la testata e trasportarla con un aereo da carico militare in un deposito – non una base operativa di bombardieri che sembra essere l’area di messa in scena per le operazioni in Medio Oriente”.

“Tutte le forze di sicurezza incaricate [di gestire e proteggere le armi nucleari] sono autorizzate a usare la forza letale per proteggere le armi da qualsiasi minaccia [compresi i potenziali ladri].”

Pensate solo alla procedura punitiva che aspetta un soldato semplice se, poniamo, si impossessa senza autorizzazione di un caricatore di proiettili per il suo fucile d’assalto – e la serie di firme e controlli che deve aver superato – per capire che il volo del B-52 coi missili da crociera armati, avvenuto all’insaputa degli alti comandi, non può essere stato mosso che da:

Command and Control (C2)” e “Use Control”

sigle che indicano “un insieme di misure di sicurezza progettate per impedire l’accesso non autorizzato alle armi nucleari. Queste misure riguardano funzionalità di progettazione delle armi, procedure operative, sicurezza e regole di sicurezza del sistema. “Command and Control” o “C2” coinvolge l’Ufficio del Presidente degli Stati Uniti d’America. C2 è una linea di comando consolidata, che è legata alla Casa Bianca. Senza di essa, le armi nucleari non possono essere dispiegate o armate come è avvenuto alla USAF Base Minot. Sono questi due elementi di controllo che stabiliscono la base dell’autorizzazione attraverso la quale “il controllo assoluto delle armi nucleari” viene mantenuto “in ogni momento”.

“La storia fu riportata per la prima volta dal Military Times, dopo che i militari l’hanno fatta trapelare”.

I militari che, nella base della Louisiana, hanno scoperto la gravissima violazione di tutti gli ordini riguardanti le armi atomiche, hanno dato l’allarme, ed hanno così impedito al B-52 armato di proseguire il viaggio, sono stati forse premiati con una menzione d’onore?

Ricordiamo qui i nomi di Todd Blue, aviere di prima classe, che occupava una posizione-chiave nella sicurezza delle armi nella base di Minot: messosi in congedo giorni dopo che le “armi nucleari sono state” perse“, Blue è morto visitando la sua famiglia a Wytheville, in Virginia, all’età di 20 anni, il 10 settembre 2007.

Del primo tenente Weston Kissel, uno dei piloti del bombardiere B-52H, morì in un incidente in motocicletta del Tennessee, messo o andato di sua volontà in congedo (perché?) e morto a meno di due mesi dai voli nucleari B-52, il 17 luglio 2007.

Del capitano dell’aeronautica statunitense John Frueh, del comando delle operazioni speciali dell’USAF di Hurlburt Field, in Florida, trovato morto l’8 settembre 2007 nello Stato di Washington, vicino alla sua auto a noleggio abbandonata.

Del maggiore Clint Huff, della base USAF di Barksdale, morto con la moglie mentre percorrevano in moto, il 15 settembre 2007 la vicina Shreveport-Blanchard Highway; degli avieri Adam Barrs e Stephen Garrett, tutti e due morti in quegli stessi mesi del 2007 in incidenti.

Una menzione speciale merita “il funzionario dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, Charles D. Riechers, è stato trovato morto il 14 ottobre 2007 nel garage della sua auto, dove si è suicidato coi gas del motore. Riechers era un ufficiale dell’Aeronautica militare in pensione e maestro navigatore specializzato in guerra elettronica. La Pravda ne parlò in questo modo: “gli analisti dell’intelligence russa dicono che i leader americani della guerra hanno” suicidato“ [sic] uno dei loro principali funzionari dell’aeronautica statunitense”.

Globalresearch cita anche un generale, il generale Russell Elliot Dougherty, in pensione, suicidatosi il 7 settembre 2007 in casa. E una fila di colonnelli di una delle due basi di decollo e di atterraggio del B-52 armato, morti tutti in quei mesi del 2007, dopo quello strano volo. Un tasso di mortalità fra il personale dell’Aeronautica da superare il celebre “body count” di Hillary.

Abbiamo dunque visto che almeno in un’altra occasione il “C2”, ossia la Casa Bianca (Cheney) ha mosso segretamente e senza scrupoli testate nucleari. Torniamo all’accusa del giornalista Shimatsu: lui ha scritto che la storia del coinvolgimento israeliano nella tragedia di Fukushima gli era stata confermata dall’ex agente della CIA Roland Vincent Carnaby: un americano-libanese, che parla correntemente arabo. Un agente sperimentato in dozzine di operazioni segrete e sotto copertura sul campo – tra l’altro fu catturato da Hezbollah nel 1984 e restituito nel quadro di uno scambio di prigionieri – che nel 2008 era stato nominato dai colleghi presidente dello AFIO – l’Associazione degli ex funzionari dell’Intelligence – di Houston. (Qui la sua biografia)

Può confermare, Carnaby? Non può. Il 29 aprile 2008 è stato ucciso dalla polizia di Houston al termine di quello che appare un inseguimento in auto: dove la sperimentata spia fuggiva una “polizia” che, quando si è fermato per aver esaurito la benzina, gli ha frantumato il finestrino dell’auto e poi gli ha sparato a bruciapelo. Poi ancora alla schiena quando Carnaby, ferito, ha cercato di uscire dall’auto. Non era armato e non c’era quindi alcun motivo di finirlo così.

La CIA ha negato che Carnaby sia mai stato un suo agente. Secondo i suoi colleghi dell’AFIO, era lui, Carnaby, ad aver identificato una unità del Mossad che contrabbandava plutonio americano dal porto di Houston. Quello stesso porto da cui partirono anche le testate per l’arricchimento a Fukushima,

20 Settembre 2019
Credits

db/fukushima_latroce_sospetto.txt · Ultima modifica: 05/02/2020 19:47 da @Staff R.