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Il Messaggero

Cat. “Autori”
Hermes (Ingegnere chimico e Ricercatore)
09 maggio 2019

No! non stiamo parlando del celebre quotidiano di Roma, in quest'articolo ci occuperemo del Messaggero per antonomasia, parleremo quindi di Mercurio. Per riuscirci faremo leva sul dualismo dio-pianeta Mercurio e cercheremo d'interpretarne i messaggi. Vi chiederete quali siano tali messaggi, cosa possiamo carpire oggi di più di quanto la mitologia e l’astronomia non ci abbiano già raccontato…

Non dimentichiamoci che Mercurio è il Messaggero degli Dei e, in quanto tale, trasporta informazioni degne delle divinità.

I messaggi di Mercurio sono là in bella mostra ma, per comprenderli a fondo, serve la giusta chiave di lettura. Non c’è bisogno di complicati sistemi di decrittazione alfanumerica, ci aiuterà la semplice applicazione della logica e qualche operazione aritmetica.

Tre sono i principali “messaggi” che trasmette Mercurio:

  1. Le sue dimensioni e la sua visibilità nel cielo
  2. Il suo transito davanti al Sole
  3. La sua visibilità nel Sistema solare

Stima base dei messaggi

L'area di riferimento sulla quale andremo ad analizzare i tre messaggi di Mercurio sarà, ovviamente, il Sistema solare, secondo il modello copernicano.

Analisi del messaggio 1)

La teoria di Copernico (cui sono associate le leggi di Keplero sui moti orbitali) ci fornisce due dati:

  • Mercurio è un pianeta roccioso con un diametro di 3032 miglia (4879 km), in pratica, le dimensioni del continente Nord Americano.
  • La distanza tra la Terra e Mercurio è di circa 48 milioni di miglia (77.248.512 km, un bel po’ di strada!)

A fronte di queste informazioni è qui che dobbiamo fare il salto di qualità, per farlo basta applicare la logica. Il cervello umano funziona attraverso un meccanismo fondamentale, confrontare le informazioni percepite dai sensi con quelle acquisite e consolidate attraverso le esperienze dirette e indirette. Tutte le informazioni ricevute sono elaborate dal cervello confrontandole con la propria banca dati. Il risultato di tale comparazione, ci permette di interagire con la realtà che ci circonda.

Prendendo spunto da quello che il nostro cervello c'insegna, facciamo la nostra comparazione sulle dimensioni e distanze di Mercurio.

Consideriamo un Boeing 747 che vola alla quota di crociera di 12000 metri, alzando gli occhi al cielo noi possiamo vederlo (mentre irrora l’atmosfera con sostanze chimiche) poco più grande di un punto, in altre parole, un arco di 1 grado o poco più, che corrisponde alla dimensione minima distinguibile a occhio nudo. Questo significa che, qualora l’aereo volasse a quote di poco superiori, per esempio a 20.000 metri, non riusciremmo più a vederlo. Sapendo che il 747 è lungo 71 metri, abbiamo fissato il nostro riferimento, ovvero il nostro parametro quantitativo di confronto.

Torniamo a Mercurio. Tutti gli astrofili, ma anche i semplici romantici osservatori del cielo notturno, sanno benissimo che l’astro è visibile a occhio nudo sull’orizzonte. Valutiamo bene, allora, quello che i nostri occhi ci dicono. Pressappoco la dimensione apparente è molto simile a quella del Boeing 747 è quindi più che ragionevole ammettere quanto segue:

il rapporto numerico tra il diametro di Mercurio e la sua distanza dalla Terra dovrebbe essere simile o anche maggiore del rapporto tra le dimensioni del 747 e la distanza da terra (quota di volo).

Facciamo due semplicissimi conti:

k1=dimensione Boeing747/distanza da terra=71/12000=0.0059

k2=dimensione Mercurio/distanza da terra=4879/77248512=0.00006

I risultati si commentano da soli. I due rapporti k1 e k2 sono molto diversi, k1 è ben 100 volte più grande di k2! Questo significa, quindi, una cosa sola: le dimensioni di Mercurio sono INCOMPATIBILI con la visibilità a occhio nudo, in altre parole l’astro è troppo piccolo perché si possa distinguere a 77 Milioni di kilometri! Questa è l’essenza del primo messaggio, con Mercurio le misure del Sistema solare sono totalmente incoerenti con l’osservabilità del pianeta.

Analisi del messaggio 2)

Nella teoria copernicana, i pianeti le cui orbite sono interposte tra quella terrestre e il Sole offrono la particolare caratteristica di transitare periodicamente tra il nostro pianeta e il Sole stesso. Il transito sul disco solare ci offre l'opportunità di valutare se tale moto obbedisca, o no, a quanto previsto dalle equazioni di Keplero.

La periodicità del transito di Mercurio dovrebbe essere, infatti, assolutamente prevedibile dai dettami della teoria copernicana, tuttavia i passaggi di Mercurio davanti al Sole osservati dal 1600 a oggi hanno sempre avuto un andamento molto irregolare. L’unica certezza è che il fenomeno accade a novembre e a maggio.

La storia dell’Astronomia riporta una serie di osservazioni di transiti di Mercurio per i quali NON E’ STATO MAI POSSIBILE AVERE UNA PREVISIONE AFFIDABILE ATTRAVERSO LE EQUAZIONI DI KEPLERO (tantomeno con altri successivi artifizi pseudo scientifici).

Per comprendere meglio quanto sopra, riporto un estratto di un articolo trovato in rete (autore Rodolfo Calanca) che descrive la storia dei transiti di Mercurio nei secoli. Cerchiamo di analizzare le informazioni riportate:

Kepler formulò, nel 1629, la prima previsione scientifica di un transito nella sua famosa Admonitio ad astronomos (Avviso per gli astronomi), dove annunciava due passaggi sul Sole: il primo di Mercurio l’altro di Venere, rispettivamente il 7 novembre e il 6 dicembre 1631. Per primo, Kepler aveva anche intuito che i transiti di Mercurio sono molto più frequenti di quelli di Venere. Se ne possono infatti verificare anche 14 per secolo. Nel Seicento se ne ebbero 12, dei quali 6 osservati dagli astronomi. Nel Settecento 14, dei quali 12 osservati, nell’Ottocento essi furono 13 e 12 nel Novecento. Complessivamente si sono avuti, negli ultimi quattro secoli, 51 transiti di Mercurio contro i 6 di Venere (dei quali, solo 5 osservati). Uno dei pochi studiosi ad accogliere l’invito del grande matematico imperiale fu il francese Pierre Gassendi, filosofo e astronomo tra i maggiori del suo tempo. A Parigi, dove Gassendi risiedeva, il 7 novembre 1631 il Sole fece capolino nelle prime ore del mattino, tra nuvole minacciose gonfie di pioggia. Alle 9 esso gli apparve totalmente privo di particolari interessanti, a parte un piccolo dischetto nero che ritenne essere una macchia solare. Ma, a un’osservazione attenta, quel minuscolo dischetto si spostava troppo velocemente sul Sole per essere una normale macchia solare. Alla fine dovette arrendersi all’evidenza, quello era proprio Mercurio, lo confermava il suo rapido spostarsi sul Sole che concordava perfettamente con i calcoli di Kepler.

Egregio Signor Calanca, come fa ad affermare che nel Seicento ci furono 12 transiti ma ne furono osservati solo 6 ?….Come al solito quando l’argomento diventa spinoso la logica è la prima a rimanere impigliata tra i rovi !…. Allora, se gli Astronomi (come Lei afferma) ne hanno osservati solo 6 a chi si deve l’osservazione degli altri 6 ? ….Ai Salumieri forse ?

Magari, con un pizzico di maggiore onestà intellettuale, sarebbe stato più opportuno dire che ne erano previsti 12 ma ne furono osservati solo la metà?!…Probabilmente solo 5 poiché nel 1631 solo Pierre Gassendi affermò di essere riuscito a rilevare il presunto transito ma, vista la scarsa precisione degli astronomi in quel secolo non ci metterei proprio la mano sul fuoco sull’attendibilità delle affermazioni di Gassendi.

Lascio al lettore farsi la propria opinione leggendo gli articoli integrali:

Aldilà delle acrobazie dei portavoce della scienza ufficiale, tuttavia, nel disperato tentativo di trasformare EVIDENTI FALLIMENTI degli astronomi Copernico-Kepleriani in incoraggianti pseudo risultati, basti sapere invece, ciò che il grande Astronomo Tycho Brahe affermava (dopo una vita di studi e osservazioni) in merito a Mercurio e i pianeti. Lo troverete in fondo all’articolo.

Per la cronaca Tycho Brahe è il sommo fautore delle tavole rudolfine (tavole contenenti le previsioni dei più svariati eventi astronomici), le stesse tavole che Keplero utilizzava per le sue previsioni ( dopo averle sottratte a Tycho Brahe dopo la sua misteriosa morte), ..altro che le pseudo-leggi di Keplero!

La scienza ufficiale ha sempre tentato di porre rimedio a questa “insopportabile” insubordinazione di Mercurio. Per tale motivo già la teoria della gravità di Newton cerca malamente di spiegare il fenomeno della precessione delle orbite dei pianeti (rotazione del punto di perielio dell’orbita). Vi rimando al mio articolo “L’arte di far tornare i conti” dove s'illustra come grazie alla disinformazione e al fanatismo dello scientismo, evidenti fallimenti sono stati addirittura trasformati (con abili stratagemmi puramente matematici) in “prove di veridicità” delle pseudo-equazioni della cosmologia “moderna”.

Il secondo messaggio di Mercurio è molto importante, Esso traduce l’essenza degli astri erranti… e Tycho Brahe lo aveva capito già quasi 500 anni fa. (nota: in greco “pianeti” significa “erranti”) Per chi non lo sapesse la stessa NASA e gli organi d'informazione scientifica utilizzano i calendari degli antichi popoli Veda per dirci quando ci sarà la prossima eclissi di Luna o di Sole, NON UTILIZZANO affatto le equazioni di Newton, Keplero, o Einstein, con relativi tensori quadridimensionali!

Analisi del messaggio 3)

Dulcis in fundo, abbiamo lasciato la portata più ghiotta alla fine e l’interpretazione di questo messaggio renderà ancora più chiaro quanto è racchiuso nei primi due. Utilizzeremo uno schema molto semplice. Nella figura 1, in base al modello copernicano, sono rappresentate le orbite dei primi pianeti relativamente al Sole (Venere non è presente solo per semplificare lo schema). Il parametro fondamentale di scala è la posizione di Mercurio che si trova a circa a metà (77 milioni di km) tra la Terra e il Sole (distanza Terra-Sole 150 milioni di km). Le dimensioni della Terra sono volutamente esaltate per evidenziare le zone di buio, luce e crepuscolo/alba.

Figura 1 - Orbite Pianeti

Quando ho osservato per la prima volta quest'immagine, ero in piena dissonanza cognitiva e non mi sono accorto dell’enorme importanza dell’informazione in essa contenuta:

Trovandosi con un'orbita completamente interposta tra Terra e Sole è concretamente impossibile vedere Mercurio quando sulla Terra è notte (area N in figura 2).

Mercurio è perennemente nella zona del Sistema solare, dove la Terra rivolge la sua parte illuminata (semisfera di color celeste in figura 1 e 2). Quindi in qualsiasi posizione Mercurio si trovi sulla sua orbita, la sua luminosità può raggiungere solo la parte della Terra illuminata dalla luce solare ovvero in pieno giorno! (area D in figura 2)

Anche quando Mercurio si trova nella sua elongazione massima di 28 gradi (angolo β in figura 1), e quindi nella posizione più esterna possibile rispetto alla posizione della Terra, la sua immagine la raggiunge nella sua parte centrale (vedi freccia rossa in figura 2) e ben lontana dalle zone di alba e crepuscolo (vedi figura 2).

Figura 2 - Dettaglio orbite

A scanso di qualsiasi equivoco, in base al modello copernicano (rappresentato in figura 1 e 2) siamo di fronte all’inconfutabile evidenza che la luce solare sovrasterebbe in maniera totale e incommensurabile la luce di Mercurio rendendolo assolutamente invisibile (allo stesso modo in cui di giorno non possiamo vedere la luce delle stelle del firmamento).

Eppure in evidente contrasto con il modello copernicano, noi vediamo questo nel cielo….(Figura 3)

Figura 3

Conclusioni

Non ci rimane che affidarci alla logica pura:

  1. Le sue dimensioni e la distanza non sono compatibili con la sua osservabilità.
  2. Il suo andamento nel cielo è errante e non prevedibile.
  3. La sua posizione nel Sistema solare rispetto alla Terra NON può renderlo visibile ai nostri occhi.

Attenzione ! Queste Tre Enormi incongruenze, di fatto, nascono tutte dalla nostra Base di valutazione ovvero il modello copernicano.

I tre messaggi sono tali che uno rafforza l’altro ovvero:

come si può pretendere di prevedere il moto di Mercurio con un modello che non spiega assolutamente il motivo per cui è visibile?

Quindi il tutto si fonde in un unico messaggio fondamentale: la teoria di Copernico con tutte le sue connessioni con la gravità sia essa newtoniana o einsteiniana è completamente inapplicabile. Si tratta di un’emulazione virtuale fatta di orbite ellittiche e palle di roccia/gas che non hanno nulla a che fare con la realtà di tutti gli astri del cielo.

Il sistema solare così come ci è stato “insegnato” è una pura ricostruzione matematica il cui scopo è di cercare di simulare il più possibile quello che ogni giorno e ogni notte vediamo alternarsi nel cielo ma, come abbiamo visto con Mercurio, il modello mostra tutti i suoi limiti nelle dimensioni, posizioni e distanze.

Ed ecco il pensiero del grande Tycho Brahe: “… i pianeti circolano liberamente governati da una Legge Divina, ignorando la fatica e il trascinamento delle Sfere Portanti, non esiste nessun’altra legge al di fuori di quella Divina…”

Hermes

db/il_messaggero.txt · Ultima modifica: 06/02/2020 08:05 da @Staff R.