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Facciamo un esperimento con Greta

“Greta sarà a Roma il 19!”: esultate! Siete pronti alla festosità corale e intenerita che i media dedicheranno a questa ragazzina Asperger che “salva il Pianeta” e delle belle gioventù che si uniranno a lei a piazza del Popolo sciopereranno “per il Clima”. Tutto così fresco e spontaneo, ecologico, senza suggeritori né finanziatori della tournée europea della cara piccina.

Noi vi proponiamo, se vi trovate a Roma, di provare un esperimento. L’ha già fatto il giornalista francese Marc Reisinger. Ecco l’antefatto. A febbraio scorso, il giornalista era presente alla “marcia per il Clima” che Greta guidava a Bruxelles. Interrogando con gli studenti e scolari che seguivano la ragazzina, ha avuto modo di constatare che dei problemi del Clima, questi, non sapevano praticamente niente (la stessa constatazione s’è dovuta fare allo “sciopero per il clima” che gli studenti romani hanno fatto tanto, tanto spontaneamente, rispondendo all’incitamento di Greta, a Roma il 15 marzo:

Il giornalista decide di andare a Stoccolma per intervistare direttamente Greta; la quale sta davanti al parlamento ogni venerdì a fare il suo sciopero, e qui parla con gli studenti, i giovani. Reisinger va una volta, ma la ragazzina non c’è, è a Berlino (una delle sue tournée). Ostinato, ci riprova l’altro venerdì, e stavolta Greta c’è. Sta parlando con un gruppetto di giovani stranieri. Lui si mette in fila e quando arriva il suo turno, le spiega: “L’ho vista a Bruxelles, volevo parlare con lei ma c’era tanta gente… Ho sentito che lei invita i giovani a studiare il clima. Sarei onorato di poterle fare una breve intervista, se è d’accordo.

Improvvisamente, Greta appare a disagio, timorosa. Non sa dire di no, ma si capisce che non vuole. A questo punto, si toglie il suo famoso berrettino – ed ecco all’istante comparire una donna sopra la quarantina, occhiali neri, che si mette di mezzo: “Buongiorno – ma abbiamo una cosa da fare adesso. Devo portarla a fare una cosa… grazie”. Fine dell’intervista. Una guardia del corpo nerovestita – che già prima sorvegliava il giornalista – le accompagna qualche metro più lontano: giusto per mettere al riparo dalle domande dell’intruso la ragazzina.

“Qualche ora dopo ripasso, e Greta è di nuovo là, spenta, fra alcune persone. Le sue guardie del corpo sono state sostituite da altre due. Ad un segnale, di colpo va a cercare il suo cartello con la scritta SKOLSTREJF FOER KLIMATET (sciopero per il clima) e come un automa si mette in posa per una foto di gruppo con dei bambini”.

Eppure Greta ha parlato all’ONU, ha parlato alla Merkel, a Juncker, a Macron… Ha pronunciato discorsi di qualche minuto davanti alle personalità. In quello davanti al segretario dell’ONU appare sicura, anzi imperiosa:

“Per 25 anni innumerevoli persone alle conferenze sul clima delle Nazioni Unite, hanno chiesto ai leader delle nazioni di fermare le emissioni. Ma, chiaramente, questo non ha funzionato da quando le emissioni continuano a salire. Quindi non chiederò loro nulla. Chiederò ai media di iniziare a trattare la crisi come una crisi. Invece, chiederò alle persone di tutto il mondo di rendersi conto che i nostri leader politici ci hanno deluso” .

E via a snocciolare dati: “Paesi ricchi come la Svezia devono iniziare a ridurre le emissioni di almeno il 15% ogni anno per raggiungere l’obiettivo del riscaldamento a 2 gradi. Penseresti che i media e tutti i nostri leader non parlino d’altro invece nessuno nemmeno lo menziona […] Né quasi mai nessuno dice che siamo nel mezzo della sesta estinzione di massa, e fino a 200 specie che si estinguono ogni giorno… I paesi ricchi come il mio devono scendere a zero emissioni, entro 6-12 anni con la velocità di emissione di oggi, in modo che le persone nei paesi più poveri possano aumentare il tenore di vita costruendo alcune delle infrastrutture che abbiamo già costruito. Come ospedali, elettricità e acqua potabile pulita”.

E allora perché una che può senza alcuna timidezza e con sicumera dire cose del genere ai grandi, poi si inquieta all’idea di rispondere a domande di un giornalista?

“Mi sono trovato davanti a una ragazzina spenta, senza passione, come una bambola gonfiabile, manipolata da gente inquietante”, dice Reisinger: “Una bambina sotto terrore, programmata per quei discorsi apocalittici di qualche minuto”. Ai ragazzi che le hanno parlato prima del giornalista, chiedendole cose della sua vita personale, ha parlato. Come mai ad un intervistatore che vuole farle domande sulla sua specialità – il Clima – la ragazza si toglie il berretto?

Perché sì, per Marc, quello è un segnale. Quando lei si toglie il celebre berretto, vuol dire che è a disagio, chiede soccorso e subito appare qualche suo sorvegliante, inquietante, che la porta via.

Qui è postato il video della tentata intervista. Giudicate voi. E se siete a Roma il 19 aprile, provate a ripetere l’esperimento: vedete se si toglie il berretto, e se arriva uno dei suoi inquietanti guardiani, povera ragazzina.

Intanto però, la potenza organizzativa, la coordinata internazionalizzazione, il costo del finanziamento del “fenomeno Greta” (basta solo pensare alle sue tournées con la trupe di sorveglianti) mostra che grandi poteri finanziari e politici spingono per imporre il controllo del Clima. Da una parte, è un vecchio progetto per l’estensione del controllo sulla vita umana, e per rendere un business il sistema di regole “per il clima”, attraverso la vendita di bond di “diritti” ad inquinare, un sistema di multe e restrizioni dell’attività economica, sorveglianza con satelliti ecologici eccetera. Da quando Trump ha distrutto questo piano ritirando gli Usa dall’Accordo di Parigi (in cui Obama era riuscito a rinchiudere 195 paesi, obbligandoli ad operare per “mantenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2 gradi”: già solo l’enunciazione dice quanto sia truffaldino un simile programma), occorreva una risposta: nel senso di “una richiesta che sale dal basso” dai giovani, dai bambini, e il fenomeno Greta è creato per questo.

La BCE ha urgenza d'investire nel “Clima” i miliardi creati dal nulla

Ma poi c’è un altro motivo più fondamentale per attuarlo in Europa. E lo ha spiegato Paul De Grauwe, di Lovanio, docente di Economia politica europea presso l’Istituto europeo della London School of Economics.

La BCE dal 2015 ha creato dal nulla 2.600 miliardi di moneta nuova, dandoli alle banche – le quali non hanno usato questo oceano di liquidità per dare fiato all’economia reale. Com'è ovvio (ma questo De Grauwe non lo dice), perché a quello scopo, una banca centrale dovrebbe dare questa moneta allo Stato che li investirebbe in lavori pubblici – cosa vietata dallo statuto BCE – o per diretti investimenti ad imprese: cosa altrettanto vietata. Ora che la BCE ha finito le cartucce e i trucchi, occorre davvero e con urgenza che il nuovo denaro che creerà dal nulla, vada ad un qualche tipo di investimento, scavalcando le banche.

Paul De Grauwe

De Grauwe propone che la BCE investa in “economia verde”, ossia finanzi investimenti per ridurre in Europa l’inquinamento, la pulizia dei mari e dei fiumi, il riscaldamento, abbassare il CO2 (sic), soprattutto sostituire le varie centrali energetiche con immensi impianti di “energie rinnovabili e sostenibili”, ossia attualmente anti-economiche secondo il “mercato”, e far passare tutti all’auto elettrica.

È un impiego “ideale” dal punto di vista dei poteri forti finanziari, perché esso non aumenta la produzione di alcunché, ma se mai la diminuisce. È una forma di crescita zero (come piace a Grillo). Investire nella “green economy” garantisce che con quei soldi non nasceranno, che so, nuove fabbriche, ossia più lavoratori, che chiederanno salari più alti riacquistando un potere sindacale che il Capitale ha stroncato felicemente da tre decenni. chiudendo fabbriche qui e aprendole in Cina; non nasceranno nuovi processi industriali più produttivi o rivoluzionari, che (lorsignori ne hanno l’esperienza storica) comporta che una classe prima dominante perde potere a vantaggio di una nuova; l’investimento “ecologico” è un investimento “vuoto”, sostanzialmente sterile, che “sterilizza” la moneta creata dal nulla, la dissipa in un suo uso innocuo per il potere finanziario.

Lascio la parola a De Grauwe: “… è perfettamente possibile per la BCE utilizzare lo strumento della creazione di moneta dal nulla per favorire gli investimenti ambientali senza mettere a repentaglio la stabilità dei prezzi [cioè senza produrre inflazione, come accadrebbe se il denaro fosse investito nella produzione]”.

Ineffabile la frase che segue: “Naturalmente, si potrebbe argomentare che la BCE può con il suo strumento monetario favorire altri progetti validi, come la riduzione della povertà. Se la maggioranza della popolazione lo desidera, dovrebbe essere fatto. Ma creerebbe il rischio che la BCE fosse caricata di troppe responsabilità sociali che non può gestire correttamente”.

(Leggere qui integralmente l’idea dell’economista belga)

Niente riduzione della povertà, dunque. C’è tutto il parco auto inquinante da rinnovare per renderlo elettrico, un gigantesco affare che non cambia nulla nelle vite reali delle persone reali (anzi sarà un costoso e pericolo buco nell’acqua, come denuncia un articolo di Analisi Difesa) ma farà contenta Greta. Le migliaia di cretinetti che la seguono, e il Capitale.

“Francesco” la riceverà (ovvio)

Poteva mancare l’appoggio della neo-Chiesa a questa gigantesca truffa del capitale transnazionale ai danni dei poveri? Il vescovo di Berlino, Heiner Koch, ha dichiarato che “i venerdì per il futuro” lanciati da Greta in tutta Europa, gli ricordano l’entrata di Gesù in Gerusalemme la Settimana Santa.

E adesso si apprende che Bergoglio incontrerà Greta venerdì. Tutto come da programma, master Soros.

Vedrete che bacerà i piedi, alla bambina.

14 Aprile 2019
Credits

db/facciamo_un_esperimento_con_greta.txt · Ultima modifica: 05/02/2020 07:52 da @Staff R.