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Anche il Sole è piatto! Lo confermano i dati della NASA

Cat. “Autori”
Roberto Morini (fisico nucleare e filosofo)
22 marzo 2020

Ecco il Sole!

Non solo piatto ma: piccolo e vicinissimo al piano ecumenico - geografico sul quale, apparentemente, sembra ruotare di moto proprio, con evidenti variazioni di quota che, a livello percettivo, inficiano le regole prospettiche. Già quest'effetto manifesto, visibile da tutti senza essere costretti a dimostrarlo in altro modo, dovrebbe mettere in discussione ogni sistema di riferimento. Questo vale anche per la Luna.

La prospettiva sappiamo tutti come funziona: più si allontana lo sguardo dal centro di vista, più gli oggetti osservati rimpiccioliscono se supposti al finito, fino a diventare un punto o addirittura scomparire laddove congetturati all'infinito. L'osservazione diretta dei “due luminari”, tuttavia, qualora osservati con i presupposti orbitali ufficiali, o anche controversi, mostrerebbero che le regole prospettiche sono completamente ribaltate. Osserviamo, infatti, dimensioni diverse di entrambi i dischi (solare e lunare) tra la levata all'orizzonte e lo zenit in una sola manciata di ore.

Immaginare che un astro si “espanda” all'orizzonte, e si “contragga” dopo poche ore, ripetendolo costantemente, sarebbe da incorreggibili beoni. Anche orbite repentine a zig-zag di uno dei due corpi in allontanamento e riavvicinamento, qualora ipotizzate, garantirebbero di certo un TSO. Cosicché, per farla breve, non solo non esiste un “Sistema Eliocentrico”, riferendoci esclusivamente a ciò che ufficialmente è conosciuto come “il Sole”, ma nemmeno uno “Geocentrico”, zittendo definitivamente l'inutile diatriba.

Mentre «Il corso orbitale del Sole descriverebbe la circonferenza del limite del mondo (Empedocle. Citazione di Aezio “I Presocratici” II – 1,4)», questo sali-scendi sinusoidale, diverso da luogo a luogo, come si comprenderà meglio parlando della sua struttura, genera ovviamente il giorno e la notte su un piano immobile, allargando e restringendo la base del cono di luce emanato, laddove l'atmosfera è di complemento nell'uniformare la sua diffusione.
«[…] rimane quindi una sola [possibilità]: la luce si diffonde dal corpo luminoso a tutta l'aria che lo circonda e ogni luogo da cui è possibile tracciare una linea retta che giunge a toccare un punto del corpo luminoso è illuminato dalla luce del corpo luminoso (De aspectibus e Kitāb fī 'l-šu῾ā῾āt [al-šamsiyya] (Libro sui raggi [solari]) di al-Kindī grande filosofo ed erudito del IX sec).

Con la semplice osservazione, senza tirare in ballo Cartesio, abbiamo già posto un grande interrogativo sulla bontà dei dati ufficiali riguardanti il Sole, ma c'è molto di più…

Gli scienziati del Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, per esempio, «hanno scelto 10 diverse lunghezze d'onda da osservare con AIA (Atmospher Imaging Assembly). Ogni lunghezza d'onda è in gran parte basata su un singolo o forse due tipi di ioni, sebbene anche lunghezze d'onda leggermente più lunghe e più corte, prodotte da altri ioni, facciano parte invariabilmente del quadro. Ogni lunghezza d'onda è stata scelta per evidenziare una parte particolare dell'atmosfera del Sole».

Dalla superficie del Sole in avanti, tra le lunghezze d'onda osservate da SDO, misurate in Angstrom, c'è: “304 (questa luce è emessa dalla cromosfera e dalla regione di transizione)”.

AIA-304

Orbene, usando il programma “Helioviewer” il 18 luglio 2016 nelle sequenze 15:06:25 > 15:07:00 (tempo medio rilevato nell'immagine 15:06:42), un oggetto gigantesco (si noti l'ufficiale “scala della Terra” per il confronto) fuoriesce dal Sole, creando una colonna con la sua turbolenza. Se il Sole avesse le caratteristiche attribuitegli, è impensabile che l'oggetto abbia attraversato una milionata di Km (diametro ufficiale del Sole 1.392.680 Km), lo avrebbe certamente aggirato… chiunque può verificare direttamente le sequenze traendo i parametri dall'immagine ingrandita. 1)

Premesso che nessuno ha mai messo piede sulla Luna e mai potrà farlo, salvo chiedere lumi a Dorian Gray (1890-91), o al suo autore (Oscar Wilde), prima di addentrarci in “casa NASA”, anche se può sembrare infantile, è bene rammentare cosa rappresentano il buio: «Oscurità, mancanza di luce» e, ufficialmente, la notte: «L’intervallo di tempo che corre fra il tramontare e il successivo sorgere del Sole, la cui durata varia con la latitudine del luogo di osservazione e, in uno stesso luogo, con la declinazione del Sole (cioè con la stagione)»; anche perché c'è chi vorrebbe che: «il cielo notturno è buio non perché il Sole si trovi dietro la Terra, ma perché l'Universo è in espansione! (Paradosso di Olbers)».

«Nello spazio, gli unici oggetti sono i pianeti e, in realtà, sono illuminati dal Sole. Ecco perché siamo in grado di osservarli qui dalla Terra: riflettono la luce della stella verso di noi. Ma il vuoto non è qualcosa che riflette la luce verso di noi (Rif)».

Allora, dove finisce la Terra e inizia il vuoto, cioè lo Spazio?

«Definire precisamente il punto in cui finisce la Terra e inizia lo Spazio è praticamente impossibile - spiega Klerkx - anche perché oltre le convenzioni linguistiche a ben guardare non c’è una cosa vera e propria che si chiami “Spazio“ (Greg Klerkx, scrittore e divulgatore scientifico)».

«Sul nostro pianeta i raggi solari sono diffusi in tutte le direzioni dall’atmosfera (dato “ufficiale” da rammentare per confrontarlo in seguito), nello spazio viaggiano in linea retta [vedi NOTA] e illuminano solo ciò che colpiscono direttamente (Rif)».

NOTA «La diffusione della luce da un punto centrale ha andamento sferico, per cui, come per tutte le onde di questo tipo, l'irraggiamento (il trasferimento di energia tra il Sole e la Terra per mezzo di onde elettromagnetiche), cioè l'energia ricevuta per unità di superficie (supponiamo l'occhio dell'osservatore) a una distanza r è inversamente proporzionale al quadrato di r (Paul Wesson (1991) ”Olbers' paradox and the spectral intensity of the extragalactic background light“ - Astrophysical Journal 367).
Sembrava che al Sole fosse attribuita anche un'atmosfera e un vento solare che, sempre ufficialmente, sarebbe: «il gas (plasma) espulso lungo il campo magnetico a velocità impressionante, fino a qualche migliaio di chilometri il secondo. Questo gas costituisce il vento veloce, che soffia a circa 750 km/s e si distingue dal vento lento, che invece ha origine nelle regioni equatoriali del Sole e ha velocità tipiche di circa 300-500 km/s (link)». Può darsi che, con tutto questo sparlare sul suo conto, abbia deciso di ridurre le sue attività!

Apollo 15 Cislunar Navigation Program - P23

I raggi solari nello spazio illuminano solo ciò che colpiscono direttamente… Tipo una navicella spaziale, o la retina dell'occhio di un astronauta che guardi fuori dal finestrino, chissà, magari per inquadrare una stella come riferimento? Oppure, con un Sole che dovrebbe essere frapposto tra il Firmamento e un'astronave, costituirebbero in ogni caso delle eccezioni?

Sicuramente sì, visto che la NASA nel programma “Apollo” (11 missioni dalla 7a alla 17a), prevedeva che gli astronauti portassero a termine calibrazioni ottiche per correggere la rotta, con tanto di elenco di stelle da inquadrare, a determinate ore, utilizzando un normalissimo sestante. La lettura dei dettagliatissimi ”Diari di Volo“ delle missioni Apollo (comprensivi di note esplicative e registrazioni vocali originali), anche se noiosa, può rivelarsi molto interessante. Basta prenderci dimestichezza… per eventuali acronimi e abbreviazioni si veda qui.

Schema di misurazione dell'orizzonte

Così, leggendo qua e là, si apprende che, a priori, c'è stato un lungo addestramento per imparare a misurare l'angolo tra l'orizzonte di uno dei due pianeti (nelle missioni anche la Luna è definita “pianeta”) e una stella, ogni qualvolta fosse richiesta la correzione della rotta, secondo la procedura “P23” (programma di navigazione nello spazio cislunare), allorché un “V59 lampeggiante” si attivasse per “richiedere la calibrazione ottica”. Oppure su richiesta del Centro di Controllo.

«Queste stelle sono state selezionate all'inizio del programma ai fini della navigazione e sono state accuratamente scelte per essere ben distribuite nella sfera celeste (Apollo 14 - nota tra 006:56:01 e 006:56:24)».

Non sapendo definire i confini tra lo Spazio e l'atmosfera (di cui non si conosce nemmeno la vera composizione), non stupisce che lo spazio cislunare sia definito in modo altrettanto vago, letteralmente: ”al di qua della Luna rispetto alla Terra“, per questo è utile introdurre una premessa e fare qualche confronto.

Programma P23

NOTA dall'Apollo 15 (tra le ore 007:53:18 e 009:09:59): «Lo spazio tra la Terra e la Luna è noto come spazio cislunare e deve essere accuratamente navigato se un veicolo spaziale deve attraversarlo con successo. Osservando le stelle, insieme alle correzioni della Terra e della Luna, un viaggiatore può determinare se la sua imbarcazione raggiungerà il lato più lontano della Luna esattamente al momento giusto e con la velocità corretta, necessaria per arrivare in sicurezza. Questi avvistamenti, combinati con le leggi del movimento orbitale, forniscono una correzione precisa della posizione del veicolo spaziale. Eventuali errori osservati in posizione o velocità possono essere corretti spingendo il veicolo spaziale nella direzione appropriata».
«Al Worden esegue una serie di avvistamenti di navigazione cislunare per tenersi addestrato nelle procedure e anche per fare esperienza nell'uso di un orizzonte come riferimento. Prima dell'esperienza acquisita durante il programma Gemini, gli avvistamenti della Terra dovevano essere eseguiti usando punti di riferimento noti, fino a quando non fu dimostrato che molti erano oscurati dalle nuvole. Per aggirare questo problema e semplificare l'addestramento dell'equipaggio, è stato scelto l'orizzonte terrestre, sebbene mal definito a causa dell'atmosfera nebulosa. Gli esperimenti hanno dimostrato che, con la pratica, gli astronauti potevano imparare a contrassegnare i loro avvistamenti a un livello coerente all'orizzonte, un livello che variava da persona a persona. Questo è solo un problema con la marcatura sulla Terra».

«This is Apollo Control: a 8 ore e 19 minuti l'Apollo 15 si trova a [72.750 km] dalla Terra il pilota del modulo di comando Al Worden ora si esibisce nelle attività di navigazione cislunare previste nel piano di volo»

«This is Apollo Control: a 7 ore e 38 minuti Apollo 14 sta viaggiando a una velocità di 9.776 piedi il secondo [2.980 m/s] e l'astronave si trova a 37.248 miglia nautiche [68.983 km] dalla Terra». Qui è stato chiesto di anticipare la procedura P23 prevista sulla tabella 1-11 per le ore 09:30.

«This is Apollo Control: a 6 ore, 16 minuti dall'inizio della missione. La velocità ora è 11.479 piedi il secondo [3.499 m/s]. Distanza di Apollo 11 dalla Terra, 27.938 miglia nautiche [51.741 km] (link)».

Questi brevi riscontri, pare identifichino l'inizio della “navigazione cislunare” appena oltre le Fasce di Van Allen (1.000/65.000 Km - compresa una SAA a 200 Km di quota e una terza Fascia a struttura variabile), note dal 1958, la cui ”pericolosità“ per gli strumenti di bordo e per eventuali equipaggi, fu accertata già a partire dal 1962 e ribadita recentemente (2014) anche dall’ingegnere Kelly Smith della NASA (Video originale - Video con sottotitoli in italiano qui).

L'avrò ripetuto decine di volte nei miei precedenti articoli, ma li riporto anche qui (anche perché il video “non è più disponibile” all'indirizzo originale e bisogna ricorrere all'archivio di Extrapedia):

  • «Attualmente siamo in grado di volare solo nell'orbita terrestre [LEO: 160/200-2000 Km] più lontano di così non possiamo andare… (Terry Virts - Samantha Cristoforetti)».
  • Dopo avere dimostrata la sua ignoranza sui raggi cosmici, alla domanda sulla pericolosità delle Fasce di Van Allen risponde: «Grandissima l’impresa di cinquantanni fa di andare sulla Luna, però è stata una cosa breve, di qualche giorno, e poi è finita lì… (Samantha Cristoforetti in una delle sue performance più stupide)»
  • «Il telescopio spaziale Hubble e altri satelliti artificiali, per esempio, devono spegnere gli strumenti più delicati quando attraversano l’Anomalia [del Sud Atlantico (SAA)] (Inaf - 2014)».

Per quanto si tergiversi online, nessun problema è posto in evidenza sui “Diari di Volo”, delle missioni Apollo. Durante l'attraversamento di queste Fasce, gli astronauti non indossavano le tute e alcuni erano addirittura in mutande (citati “indumenti intimi”). Non un solo problema agli strumenti di bordo… nemmeno una piccolissima lampadina del cruscotto bruciata! Poi, è stata trovata un'altra spiegazione: «È la prima volta che gli astrofisici riescono a vedere il fenomeno da vicino e sorpresa: nessuna traccia di elettroni relativistici. Un dato contrario alle ipotesi (Inaf - 2017)». L'Istituto Nazionale di Astrofisica che titola l'articolo: ”Fasce di Van Allen: spunta il sereno“ e parla della prima volta che il fenomeno è osservato da vicino? Più vicino di chi le avrebbe attraversate una ventina di volte? Allora, a proposito dell'ultimo riscontro delle ore 6:16', approfittiamo anche per sbugiardare gli “eroi dell'Apollo 11”.

  • Già prima del decollo il “Public Affairs Officer” segnala: «T meno 15 secondi [al decollo], la guida è interna». Che significa (nota in blu): «La frase “la guida è interna” si riferisce al momento in T meno 15 secondi in cui il sistema di guida di Saturno V non è più tenuto in un orientamento rispetto alla Terra. Ora è inerziale e mantiene un orientamento rispetto alle stelle».
  • Tra 000:14:43 e 000:17:38 la nota in blu specifica: «avvistano le stelle per perfezionare l'allineamento della loro piattaforma di guida».
  • Tra 000:39:40 e 000:39:47, sulla stessa pagina, la nota in blu spiega: «Il lato del veicolo spaziale di fronte al portello ha due orifizi attraverso i quali i due strumenti ottici del veicolo spaziale possono scrutare. Questi sono il telescopio… Il suo campo visivo è fissato a una delle due linee di vista dell'altro strumento, un sestante a 28 potenze con il quale è possibile effettuare misurazioni angolari. Durante la salita, l'ottica è stata protetta da coperture che Mike [Collins] rimuove spingendo la leva di controllo dell'ottica verso destra (Detta copertura sarà poi donata da Collins allo Smithsonian Institution's National Air and Space Museum, che conserva anche le parti interne della capsula dove, lo stesso Collins, annotava con la matita sulle pareti i rilievi delle stelle fatti col sestante. Maggiori dettagli qui).
  • A 000:41:57 (durante l'orbita terrestre) Armstrong chiede a Collins se deve spegnere alcune luci. Dalla nota in blu: «Mike sta per avvistare le stelle ma deve permettere ai suoi occhi di adattarsi al buio».
  • A 000:45:02 Collins inquadra la prima stella: Menkent (Theta Centauri).
  • A 000:46:53 Collins: «Okay, ancora una volta, guardando di nuovo attraverso il telescopio, non sono assolutamente in grado di dire se è Nunki (Sigma Sagittarii), ma ce l'ho nel sestante».
  • Mentre le precedenti erano solo prove, dalle ore 006:09:42 dal lancio (Distanza di Apollo 11 dalla Terra, 27.938 miglia nautiche [51.741 km]), «Mike Collins, il navigatore di bordo, impiegherà il sestante del veicolo spaziale per sovrapporre l'immagine di una stella all'orizzonte del mondo più vicino (Terra/Luna)». Da qui cominciano i rilievi veri e propri per verificare la rotta e alle ore 006:56:17 dal lancio: «Puoi trovare l'angolo di rollio, beccheggio e imbardata per il punto substellare su questa stella? È la nostra seconda stella». ecc… ecc…
Rilievi di Collins

Durante la conferenza stampa del 16 di settembre 1969, tuttavia, (video particolare) alla domanda del giornalista e astronomo Patrick Moor: «Quando guardavate il cielo, riuscivate a vedere le stelle e la corona solare, nonostante la luminosità?». Parlano di “buio profondo”, ma nessuno ricorda di avere visto una stella, nemmeno Mike Collins, rimasto poi a “orbitare” sul modulo lunare.

La stessa domanda è nuovamente rivolta ad Armstrong, durante un'intervista diretta, condotta sempre da Moor per la BBC nel 1970 (video originale da 00;16 a 00;29 - traduzione) e l'astronauta ripete che «Il cielo era di un nero profondo quando si guardava dalla Luna, così come quando si osserva dallo spazio cislunare. Lo spazio tra la Terra e la Luna».

Prima che passi inosservata “l'eretica domanda”, rivolta nella logica di un Sistema solare così come proposto dalla scienza ufficiale, ma contraria ai dettami di quella stessa comunità scientifica che, considerando lo Spazio vuoto, avrebbe volentieri invocato il rogo, è bene porre in evidenza che Moor è, in primo luogo, un astronomo e, quel “nonostante la luminosità”, anche se contraria alla realtà, non era tanto fuori luogo.

Ma lo Spazio è buio e… si vedono le stelle… a milioni, come riferisce James Reilly (Space Shuttle Atlantis-Endeavour) in un'intervista nel video edito da Jason Rhian (traduzione). Alla domanda come sono le stelle nello spazio, risponde: «Ci sono davvero miliardi e miliardi di stelle… puoi vedere le costellazioni allo stesso modo che noi le vediamo qui sulla Terra quando ti alzi in una notte limpida… non c'è luce e puoi vedere tutte queste stelle…». Lo stesso per Jim Lovell (James Arthur Lovell Jr) il quale impone di fare delle verifiche, perché argomenta in modo diverso dagli altri durante il debriefing tecnico del 1969:

«[…] Mentre ci allontanavamo dalla Terra, circa a metà strada tra la Terra e la Luna o un po' meno, era molto facile vedere costellazioni o stelle nelle aree scure del cielo. Non appena ci siamo avvicinati al Sole, il raggio di Sole è stato molto evidente, la luce nel sestante è stata altrettanto evidente e le stelle sono svanite. Quindi abbiamo dovuto fare affidamento sull'ottica automatica per individuare la stella corretta… Non ho avuto problemi nel vedere le stelle brillanti nel sestante (da: “The Apollo 8 Flight Journal”)». Qui osserviamo:

  • Apollo 8 a 16 ore, 48 minuti e 32 secondi (Apollo Control Houston) si troverebbe a 142.200 km di altitudine dalla Terra. Dieci minuti prima (016:38:43) Lovell segnala che: «[…] per quanto non abbia riflessi nell'ottica, potrebbe essere necessario un certo adattamento all'oscurità». Quindi il programma P23 inizierebbe molto più tardi, come osserva durante il debriefing.
  • Lovell parla di “aree scure del cielo”. Un cielo che parrebbe a “macchia di leopardo”?.
  • A ore 017:17:04 Lovell: «[…] Ho una correzione da apportare su Navi, dopo essermi adattato al buio… È difficile vedere quali stelle ci sono intorno. Abbiamo ancora un bel po' di particelle che fluttuano con il veicolo spaziale…». Il vuoto non è più vuoto?

Chiunque abbia voglia di passare giornate intere a vagliare i dati relativi al ”romanzo“ Missione Apollo e sbarco sulla Luna, può farlo liberamente attraverso i riferimenti già forniti, anche perché: pur non sapendo dove siano veramente andati questi equipaggi… sempre che siano andati… il buio profondo resta, altrimenti le stelle non sarebbero visibili e il vuoto non può esistere laddove si vuole che un veicolo spaziale debba navigare.

Sfortuna ha voluto, infatti, che saltasse fuori un rompiballe di scienziato russo (Igor Baliukin dell'Istituto di ricerca spaziale) il quale, con il suo team, ha dimostrato che l'atmosfera terrestre si estende, in altezza, fino a 632.000 Km. «La luna vola attraverso l'atmosfera terrestre… non ne eravamo a conoscenza finché non abbiamo rispolverato le osservazioni fatte oltre due decenni fa dal veicolo spaziale SOHO (Archivio SOHO per documentarsi ancora)». ”La parte più esterna dell'atmosfera del nostro pianeta si estenderebbe ben oltre l'orbita lunare - quasi il doppio della distanza dalla Luna“ si legge sulle pagine dell'Esa (la NASA non ne fa nemmeno il minimo accenno!), mandando definitivamente a fan'culo (scusate il francesismo) tutto questo caravanserraglio di cretini.

Com'è possibile, allora, vedere le stelle, laddove la luce del Sole non avrebbe impedimenti e si diffonderebbe uniformemente attraverso la “ritrovata” atmosfera?

Il fatto è che la NASA, l'ESA e tutte le altre agenzie spaziali, compresi i loro entourage di omertosi, conoscono perfettamente la vera natura e, posizione, del Sole e della Luna, continuando ad alimentare una farsa per ovvi motivi d'interesse reciproco e, non solo, perché la verità destabilizzerebbe tutto il mondo: accademico, politico e religioso!

Veritas nunquam perit!

I filosofi e astronomi greci conoscevano molto bene la verità: «Il Sole di natura non è fuoco ma riflesso del fuoco… (Empedocle. Citazione di Teofrasto “I Presocratici” pagg. 330-331)». «Per Filolao, il Pitagorico, vitreiforme (sarebbe) il Sole, che riceverebbe il riflesso del fuoco nel mondo, e ne filtrerebbe su di noi la luce e insieme la caldura… (Aezio “I Presocratici” II-20,12)».

Da secoli: Templari, Monaci cistercensi, Benedettini osservanti la regola di Bernardo di Chiaravalle, Celestino V, Federico II di Svevia, Giotto, Leonardo, Bramante, ecc… hanno lasciato in eredità all'umanità intera gli strumenti per svelare la verità nelle loro “enciclopedie di pietra”. Ora, voi che avete sempre continuato a cibarvi di ”pane e NASA“, siete serviti, perché sono gli stessi dati della vostra amata agenzia spaziale a svelare che il Sole è un riflesso e, come tale è piatto e si trova laddove finisce la luce e inizia il buio! La Luna subisce analoga sorte per le similitudini richiamate all'inizio.

In fisica la riflessione è il fenomeno per cui un'onda, che si propaga lungo l'interfaccia tra differenti mezzi, cambia di direzione a causa di un impatto con un materiale riflettente: per esempio uno specchio.

Come funziona uno specchio e perché riflette? È la classica domanda che si pongono i bambini, ma alla quale spesso neanche i grandi sanno rispondere correttamente. «Non è, infatti, il vetro a conferire a questo manufatto il potere di riflettere la luce, e dunque le immagini di oggetti, persone ecc., ma la pellicola metallica che è posta sul retro. Si tratta di un sottile strato d'argento o d'alluminio (in sali) che è steso su una superficie utilizzando particolari processi come l’elettrolisi, in modo da risultare perfettamente uniforme e privo delle imperfezioni dovute all’aria (Focus). È normale che un'immagine riflessa sembri essere tridimensionale, vista in sé e per sé, ma resta sempre piatta.

Quello che vediamo in cielo è un riflesso di un qualcosa che ovviamente sta in basso e lo specchio è costituito da un'insieme compatto e circoscritto di particelle (entità molecolari, influenzate dai legami chimici locali, dalla geometria e dalla temperatura) che funzionano allo stesso modo della pellicola d'argento, o d'alluminio, riflettendo la luce solo sul piano terrestre. Non sono il Sole e la Luna a muoversi liberamente, ma sono questi “specchi” che scorrono lungo i “fiumi di energia” (i quattro fiumi che sgorgano dal giardino dell'Eden) che, non solo, nell'incedere, formano un'onda sinusoidale, ma il loro corso è anche inclinato da una parte o dall'altra per dare ai raggi la giusta inclinazione che regola le stagioni.

Quello che ho appena cercato di spiegare nel modo più semplice possibile, è lo stesso che descrive la NASA riportando le osservazioni dell'Interstellar Boundary Explorer, ovviamente castigate con forza nel Sistema solare tradizionale: «[…] i fisici solari sono stati impegnati a rivedere i loro modelli per rendere conto della scoperta di uno stretto “nastro” di emissione luminosa (uno dei fiumi d'energia) che era completamente inaspettato e non previsto da nessun modello al momento… Solo le particelle (la luce emessa dal “vero Sole”) che orbitano attorno allo specchio magnetico possono rifluire verso di noi… vediamo improvvisamente… una candela accesa e vediamo la sua luce riflessa nelle “pareti della caverna” (cono di luce) che ci illumina… Quello che abbiamo visto con IBEX è che questa “grotta” che stiamo esplorando apparentemente ha pareti magnetiche molto dritte e lisce, che hanno la forma di un tunnel della metropolitana (che visto in prospettiva è un cono)»

Un meccanismo complesso sì, ma immutabile. Cosicché, quando a livello locale si afferma che: “non ci sono più le stagioni di una volta”, non si valuta il cambiamento nella sua interezza. Non è il quadriciclo solare a essere diverso, è solo il SIAL a essere pian piano scivolato sempre più verso Sud, Sud-Est. Non a caso l'Ente Europeo per l'Ambiente (EEA), nel suo rapporto n° 4 del 2019 pone in evidenza che “la linea dell'Equatore si sta alzando” e che le zone più a Nord stanno assumendo nuove caratteristiche climatiche che le equipara alle nostre precedenti (si veda in italiano ”Terra e Vita“ che riassume il rapporto dell’Agenzia).

In ”Mondi solo ai Poli (non Oltre i Poli)“ avevo scritto: «Quello che è stimabile per dimensioni e quota, è solo approssimativo: un diametro dai 40 ai 60 Km e una quota massima dai 6.000 agli 8.000 Km». Questi dati sono molto vicini alla realtà e sono stati confrontati con una recentissima ricerca, condotta con strumenti di eccezionale precisione, che presto sarà pubblicata. Non anticipo nessun dato, per non togliere il privilegio della scoperta al suo autore.

In ogni caso, se non lo avete già fatto, trasecolate!… strappatevi le vesti e scandalizzatevi pure, ma che vi piaccia o no:

  • Non esiste nessun Sistema solare, compresi: pianeti, satelliti e lune; nessuna Eliosfera, Eliopausa e quant'altro. Non c'è un “oltre il Sistema solare” dove sonde fantasma (tipo Voyager) possano andare a esplorare.
  • Le Unità Astronomiche (UA) utilizzate per calcolare le distanze nell'Universo, non sono pari a 150 milioni, ma solo a qualche migliaia di chilometri.
  • La “Deflessione Gravitazionale della Luce” è una grandissima cazzata, come tutto quello che vi hanno raccontato finora, costruito su dati privi di fondamento, senza nemmeno averli analizzati.

Intanto che ci siamo, vista la piega che stanno prendendo gli eventi, per cui non so se si potrà scrivere ancora liberamente, completo anche la questione sulla “Iarda megalitica”, riscoperta dal Professor Alexander Thom, della Oxford University. Nello stesso articolo citato poc'anzi, ponevo il mio rifiuto di approfondire l'argomento per un motivo molto semplice: «le conoscenze di questa civiltà sono state oggetto di storpiature e vergognose speculazioni, per coprire e avvalorare le grettezze della moderna scienza ufficiale!». Ora lo riprendo, essendo anche in tema, e chiudo con poche parole:

Quanti hanno speculato sul fatto che gli scienziati di queste antiche civiltà avessero diviso il cerchio in 366 gradi “onorando così l'anno sacro” (come hanno affermato), hanno preferito ingoiare il rospo della stupidità, pur di non scardinare la dottrina scientifica vigente.

L'interpretazione è di una semplicità estrema e non si poteva sbagliare: “Durante 'l'Anno Sacro' (il nostro anno bisestile), il Sole compie 366 giri (indicati dal cerchio) sopra la Terra”.

1)
L'evento fu segnalato qualche anno fa dall'autore di un Sito, che ringrazio, ma di cui, purtroppo, non ho conservato il link
db/anche_il_sole_e_piatto.txt · Ultima modifica: 26/03/2020 10:40 da @Staff R.